ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO SENZA PROVARE LA MANCATA DILIGENZA

Con sentenza n. 26676 del 10.11.2017 la Corte di Cassazione ha ribadito l’illegittimità del licenziamento per scarso rendimento, senza una evidente prova di violazione della diligente collaborazione da parte del lavoratore; l’onere di dimostrare la predetta violazione è posto a carico del datore di lavoro.

A norma dell’art. 2104 “il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale. Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende.”

Il caso preso in analisi dalla sentenza in oggetto è quello di un lavoratore licenziato per scarso rendimento nell’ottobre 2011, poiché, essendo stato adibito come responsabile vendite di flotte aziendali di autovetture, non aveva raggiunto i risultati minimi preventivati.

Per tale ragione, lo stesso decideva di impugnare il provvedimento preso dalla Società presso la quale lavorava ottenendo il reintegro sul posto di lavoro ed un risarcimento del danno biologico sofferto (oltre il pagamento delle spese di lite ed oneri giudiziari).

Successivamente, l’azienda proponeva ricorso alla Corte di Appello di Roma; questo, però, veniva rigettato con sentenza del 27 marzo 2015 poiché i giudici di seconde cure non ritenevano sussistenti gli estremi della negligenza inadempiente: il rapporto di lavoro subordinato, infatti, pone come obbligo del dipendente il mettere a disposizione del datore di lavoro esclusivamente le sue energie lavorative.

 Pertanto, la prestazione dello stesso si esaurisce in un facere e non nel raggiungimento di un certo risultato, e la prestazione inadeguata fornita nel caso di specie, non veniva ritenuta sufficiente per comprovare il comportamento negligente del lavoratore.

Avverso tale sentenza, la Società proponeva ricorso per cassazione.

La Suprema Corte si pronunciava così:” … in mancanza di prova di un difetto di attività da parte del lavoratore, il solo dato del mancato raggiungimento degli obiettivi programmati dal datore di lavoro non legittima la risoluzione del rapporto per scarso rendimento”, confermando i precedenti orientamenti giurisprudenziali.

Per tali motivi, condannava la società ricorrente anche al rimborso delle spese in favore del controricorrente.