“TEMPO TUTA”: IL TEMPO DI VESTIZIONE DELLA DIVISA DI LAVORO VA RETRIBUITO?

Con sentenza n. 7738 del 28 marzo 2018, la Corte di Cassazione si è pronunciata nuovamente sul c.d. “Tempo Tuta”, ossia il tempo necessario per la vestizione della divisa lavorativa e in quali circostanze lo stesso debba essere retribuito. A norma dell’art. 2104 c.c. “Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall'interesse dell'impresa e da quello superiore della produzione nazionale. Deve, inoltre, osservare le disposizioni per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall'imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende.”

Inoltre, ai sensi della direttiva 2003/88/CE, il tempo necessario a indossare la divisa aziendale rientrerebbe nell'orario di lavoro se assoggettato al potere di conformazione del datore.

Il caso preso in analisi dalla sentenza in oggetto riguarda dipendenti addetti al servizio mensa di una società, lamentanti differenze retributive dovute al “Tempo Tuta” non conteggiato.

Soccombenti in Primo Grado, decidevano, quindi, di ricorrere in appello presso la Corte romana, vedendo ribaltare il giudizio di prime cure e ottenendo la condanna della società al pagamento delle differenze retributive, oltre alle spese di lite del doppio giudizio; la Corte precisava che, poiché la vestizione era eseguita per pregnanti disposizioni del datore di lavoro circa il tempo e il luogo dell’esecuzione, la stessa aveva assunto criteri di attività eterodiretta andando, pertanto, retribuita.

La società datrice di lavoro decideva di ricorre in cassazione, deducendo come motivo la falsa applicazione di norme di diritto, dei contratti e degli accordi collettivi, la quale avrebbe comportato un omesso esame dei fatti decisivi oggetto della discussione fra le parti.

La Suprema Corte rigettava il ricorso per il consolidato orientamento secondo il quale “ai fini di valutare se il tempo occorrente per indossare la divisa aziendale debba essere retribuito o meno, occorre far riferimento alla disciplina contrattuale specifica: in particolare, ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa (anche se presso la propria abitazione prima di recarsi al lavoro) la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, e come tale, non deve essere retribuita, mentre se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito.”

Nel caso di specie, pertanto, dovendo la vestizione dei lavoratori seguire norme specifiche igienico-sanitarie in virtù dell’attività svolta ed essendo diretta dal datore di lavoro che deve assicurare il pieno rispetto delle leggi in materia, veniva riconosciuta l’obbligatorietà della retribuzione del c.d. “Tempo Tuta” dei sopra citati addetti mensa.