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IL WHISTLEBLOWING A TUTELA DEL DIPENDENTE: PER LE AZIENDE PRIVATE NUOVI MODELLI DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE PER LA SEGNALAZIONE DELLE CONDOTTE ILLECITE

19 Marzo 2018

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ll whistleblowing (letteralmente, “soffiare nel fischietto”), un istituto di origine anglosassone nato per tutelare in primis i dipendenti pubblici, autori di segnalazioni di fatti illeciti in funzione anticorruzione, troverà applicazione anche nel settore privato.

Con la Legge n. 179/2017, in vigore dal 29 dicembre 2017, è stata introdotta anche nel nostro ordinamento una normativa specifica per la presentazione e la ricezione delle segnalazioni effettuate dai dipendenti pubblici e privati relativamente a illeciti o irregolarità verificatisi sui luoghi di lavoro: i più classici degli esempi riguardano, appunto, possibili episodi di corruzione, truffa, mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, irregolarità contabili oppure false dichiarazioni. Tali condotte illecite devono sostanzialmente riguardare situazioni di cui il singolo sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro, anche se in via meramente casuale. Restano escluse solo le segnalazioni fondate su mere “voci di corridoio”.

È stato pacificamente riconosciuto, infatti, che le segnalazioni provenienti dal whistleblower possono contribuire in modo decisivo alle iniziative di contrasto agli episodi illeciti che contaminano sia il settore pubblico che le realtà aziendali private.

Nello specifico, la Legge n. 179/2017 ha modificato sensibilmente l’art. 54-bis del D.Lgs. 165/2001, prevedendo che il pubblico dipendente può segnalare al “Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza”, ovvero all’ANAC o direttamente all’autorità giudiziaria, le condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza, prescrivendo che in alcun modo il medesimo possa venire sanzionato, trasferito, demansionato, licenziato o sottoposto a qualsivoglia misura organizzativa tale da produrre ripercussioni negative dirette o indirette sulle sue condizioni di lavoro. Inutile dire quanto essenziale sarà garantire la riservatezza dei dati del segnalante.

Ebbene, l’approvazione della nuova normativa ha comportato rilevanti modifiche anche in merito al D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 che disciplina la responsabilità degli Enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni. In particolare, si è scelto di rivedere la formulazione dell’art. 6 del D.Lgs. 231/2001, stabilendo che i modelli di organizzazione e gestione (MOG), decisivi per la definizione e l’attuazione di una politica aziendale idonea a prevenire tutta una serie di reati, debbano prevedere uno o più canali che consentano ai soggetti apicali e ai sottoposti di presentare “segnalazioni circostanziate di condotte illecite”, rilevanti ai sensi della normativa 231/2001, “fondate su elementi di fatto precisi e concordanti”, o “di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell’Ente”, di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte.

A ogni modo, la novella sul whistleblowing si aggiudica di per sé il merito di aver sostanzialmente allineato la nostra legislazione alle prescrizioni già esistenti in altri Stati e alle spinte provenienti dall’Unione Europea. Non resta che attendere e vedere come le aziende e le pubbliche amministrazioni intenderanno conformarsi nella pratica alla nuova normativa e apprestare le opportune iniziative per diffondere una maggiore consapevolezza tra i dipendenti.

 

 

 

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